| Siberia (agitare prima dell'uso) - parte IV - le ferrovie |
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| Scritto da Simone Corazza | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
| Venerdì 27 Febbraio 2009 00:00 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
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SIBERIA (agitare prima dell’uso) IV Quando ormai persa ogni residua speranza, nel cuore della notte, ingoiato dalle tenebre l’ultimo autobus, partito l’ultimo minivan abusivo, persa ogni traccia di tassì, quand’anche un’ulteriore frenetica consultazione di orari e tabelle va confermando che passerete la notte lì, dove non era affatto previsto, sappiate allora che se quel “lì” è in Siberia non tutto è irrimediabilmente perduto. E a Novosibirsk, a qualsiasi ora del giorno e della notte, basterà recarsi in stazione per incrociare qualche treno partito una settimana prima dai confini con la Corea o con la Finlandia, da Magadan o da Petrozavodsk, da Mineralnye Vody o dalla Cina che, con un ritardo mostruoso, arranca affannato verso la sua destinazione finale. Il suo ritardo sarà la vostra salvezza.
Novosibirsk è un importantissimo snodo ferroviario, i treni giungono da occidente e vengono smistati a sud, verso la Mongolia, a est, sulla TransBajkal verso la Cina e verso Vladivostok, capolinea della Transiberiana. Nonostante le condizioni proibitive in cui viaggiano d’inverno, i treni sono perlopiù puntuali, anche se bisogna ammettere che ci si è tenuti abbastanza larghi con gli orari. Ho viaggiato con temperature fino a -30° e posso testimoniare che le porte non si bloccano, gli scambi non si rompono e le linee elettriche non si guastano, come succede altrove a -3°. Tranne rare eccezioni (l’Avrora, il treno veloce che collega Mosca a San Pietroburgo e poco altro) si tratta di convogli lenti ma confortevoli, con vagoni SV (scompartimenti da due posti, “liuks”, come amano tanto dire i russi), KUPE’ (quattro posti) e PLATZKART (cuccette in comune disseminate un po’ per tutto il vagone). Se il treno porta la scritta “firmennyj” il servizio in SV, di solito impeccabile, raggiunge vette d’eccellenza impensabili qua da noi, sul Mosca-Volgograd passerà un cameriere con il menù a prendere le ordinazioni e vi servirà la cena direttamente nello scompartimento, fra porcellane e cristalli boemi, su distanze più brevi (Tambov) riceverete un cestino da picnic con la colazione per l’indomani, sull’ “Ob” (Novosibirsk – Novyj Urengoj) avrete in regalo asciugamani, portasapone, portabicchieri ed altre amenità con il logo РЖД delle ferrovie russe. Viste le distanze siderali che questi treni sono chiamati a percorrere vi capiterà senz’altro di dover pernottare a bordo almeno una volta. Ogni treno ha il suo angelo custode, il “provodnìk” (lett. accompagnatore), che poi spesso è una “provodnìza”, una donna, cioè una persona assegnata a ciascun vagone (in Russia sui treni a lunga percorrenza non esistono come da noi le “paranze” di controllori) incaricata di verificare i biglietti prima di salire più una seconda volta già in viaggio, di mantenere la pulizia, l’ordine e il decoro, servire il tè nei magnifici portabicchieri in ferro battuto delle ferrovie russe e, talvolta, vende per modiche cifre generi di prima necessità (saponette, cioccolato, caffè solubile …) benché su tutti i convogli sia sempre presente un servizio di bar-ristorante, la cui qualità varia molto a seconda del treno.
Appena a bordo sarete accolti dalla musica degli onnipresenti diffusori: i russi temono il silenzio, e la musica sarà la vostra colonna sonora in ogni luogo, alberghi, ristoranti (toilette comprese!), negozi, uffici e, purtroppo, scompartimenti ferroviari. Ai russi di norma bastano cinque minuti per socializzare con i dirimpettai, poi impiegano il tempo perlopiù mangiando (e bevendo) dopo essersi cambiati d’abito: in treno la divisa ufficiale è la tuta da ginnastica accompagnata da pantofole e ciabatte di tutte le fogge, poi dalle borse escono fuori granaglie (gettonatissimi i semi di girasole tostati), albicocche essiccate (kuraghì) affettati, carne affumicata, calamari liofilizzati, pollo e le immancabili patatine fritte, che qui vendono aromatizzate in tutte le salse (alla cipolla, al formaggio, al bacon, ai funghi … perfino alla smetana, la panna acida che schiaffano dovunque). Si va discorrendo, poi dopo la birra e il primo giro di vodka qualcuno di solito canta, infine sui resti del banchetto escono fuori tavolette di cioccolata e una fiaschetta d’alluminio, di solito colma di cognac, che passa di mano in mano. Un ultimo giro, poi tutti a dormire, salvo poi alla prima fermata precipitarsi sulla banchina in tuta e ciabatte a fare rifornimento di viveri: i treni in sosta vengono affiancati da lunghe colonne di “babushki”, vecchine che vendono ai passeggeri frutta e ortaggi, ma anche mazzetti di fiori, oggetti intagliati, valenki (stivaloni di feltro), scialli e berretti ricamati a mano. Tuttavia le famigerate, interminabili, e inspiegabili per noi comuni viaggiatori, soste dei treni russi avvengono perlopiù nel bel mezzo del nulla e tutto quello che rimane da fare, quando di notte non riuscite a prendere sonno, è fissare un punto lontano fermo all’orizzonte, o la luna splendida che galleggia nell’inchiostro nero dell’infinito cielo siberiano.
Non voglio negare che, in altri tempi, si siano verificati problemi con la criminalità comune, ma al giorno d’oggi anche per uno straniero viaggiare in treno in Russia non presenta più insidie che non su un treno italiano o francese, e se non bastasse l’austera figura del provodnìk a scoraggiare eventuali malintenzionati, c’è sempre la scorta della milizia ad accompagnare i convogli. Senza contare che, per acquistare un biglietto, in Russia è necessario presentare un documento d’identità, quindi le autorità sanno perfettamente “chi si trova dove”, e l’unico vero ostacolo rischia di essere la lingua, poiché né il personale viaggiante, né quello a terra spiccica una parola d’inglese. Per quanto riguarda la mia esperienza sono sempre stato accompagnato da una estrema sensazione di sicurezza, per la mia persona e per le mie cose: in treno nessuno toccherà mai i vostri bagagli. Ricordo di aver viaggiato in maniera comoda e piacevole in SV, allegramente in KUPE’ e per quanto riguarda i posti di PLATZKART confesso che m’è mancato il coraggio: è stato sufficiente attraversarli per andare alla carrozza ristorante, odori esotici e brande da nave negriera, oltre a una certa confusa promiscuità, hanno spinto il sottoscritto a desistere, lasciando ad altri l’onere della prova. Le grandi stazioni sono pratiche e funzionali, vecchi residui d’architettura stalinista, non c’è spazio per l’eleganza o il design dei grandi stilisti, i negozi, quando presenti, vendono l’essenziale e dalle mense o “kafè” interni è meglio tenersi alla larga.
Il treno a breve e media percorrenza viene comunemente definito “elektrichka”, cui non è concessa la dignità delle stazioni centrali, ma spesso parte da complessi attigui (prigorodnyj vokzal) dedicati al traffico locale. Il treno a breve percorrenza unisce le stazioni delle grandi città alla campagna e ai villaggi rurali, ricorda un po’ il nostro servizio metropolitano, con vecchi treni dalle panche in legno, abbastanza sporchi e malmessi. Il treno a media percorrenza unisce le grandi città all’interno di una stessa regione (oblast’) o fra regioni confinanti e spesso viene effettuato con corse accelerate (ekspress, o skorostnaja elektrichka), ha vagoni di prima, seconda e terza classe. La prima ha grandi sedili anatomici e accoglienti ma purtroppo è flagellata dalla presenza di televisori impiccati a metà e a inizio vagone, per cui preparatevi a sentir berciare vecchi film e cartoni animati per tutta la durata del viaggio. Se non tollerate schiamazzi e preferite lasciarvi dondolare dall’andatura del treno ricordatevi di chiedere un biglietto di seconda (o di terza, per i più spartani). Qua non c’è il provodnìk ma un normale controllore, i vagoni sono “open space” e funziona un unico bar a metà treno. In rapporto al prezzo, se non avete fretta, il treno offre l’alternativa migliore. La concorrenza di autobus di linea, spesso privati, e delle linee aeree interne è feroce e comincia a farsi sentire. Ma di questo parleremo un’altra volta.
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| Ultimo aggiornamento Domenica 30 Maggio 2010 16:39 | ||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||






















